Un racconto deve sempre essere scritto al meglio delle nostre possibilità

Consigli e suggerimenti su come scrivere un racconto, da un pluri-premiato autore RiLLico
di Valentino Poppi
[pubblicato su RiLL.it nel febbraio 2022]

Valentino Poppi, pluri-premiato autore del Trofeo RiLL (e a cui RiLL ha dedicato l’antologia personale Via d'uscita) ci parla di come affrontare la scrittura (in generale) e degli elementi per lui centrali nello scrivere un racconto.
Sullo stesso tema, potete leggere anche gli interventi di altri sei autori/autrici cui RiLL ha dedicato un’antologia personale: Antonella Mecenero, Laura Silvestri, Davide Camparsi, Luigi Rinaldi, Massimiliano Malerba, Andrea Viscusi.

Parlando di letteratura con lettori accaniti, un pensiero ricorrente è che le librerie siano mondi affascinanti, dove chiunque possa trovare, tra centinaia di meravigliose opere, la gemma più preziosa, alla quale dedicare poi il proprio tempo. E, completata la lettura, si potrà sempre tornare fra gli scaffali e trovarne subito un’altra, altrettanto interessante, da non lasciarsi sfuggire.
Questa idea purtroppo, per quanto mi riguarda, è utopica.
Io sono un lettore schizzinoso, della maggior parte dei libri che vedo solitamente esposti non leggerei neppure poche pagine. Ricordo le ore passate da ragazzino in libreria e in biblioteca, accompagnate dalla delusione di non avere trovato nulla che mi interessasse. Il tempo che dedico alla lettura è prezioso, e non ho nessuna intenzione di sprecarlo con storie che mi annoiano o che non incontrano i miei gusti.

Questo non significa che tutte le migliaia di pubblicazioni realizzate ogni anno da centinaia di editori non siano meritevoli, o che i bravi scrittori siano pochi. Semplicemente, l’idea che una grande opera debba assolutamente essere letta in quanto scritta da un importante esponente della letteratura è totalmente anacronistica. Posso a malapena sopportare quest’ottica in ambito scolastico, ma non oltre. Una volta che si prende consapevolezza dei propri gusti personali, costringersi a leggere Verga se si amano i gialli, o Asimov se si preferiscono i romanzi d’amore, è solo tempo perso.

Quindi a che serve tutto questo sproloquio? A ricordare che, quando scriviamo un racconto, ci sarà (presumibilmente) qualcuno che lo leggerà. Il peggio che possiamo fare è sprecare il suo tempo per fargli leggere qualcosa di mediocremente noioso, quando avrebbe potuto leggere di meglio. Questo è il perché un racconto deve sempre essere scritto al meglio delle nostre possibilità. Se quindi decidiamo di scrivere una storia, dobbiamo impegnarci a farlo bene.

Ancora prima di tutto questo c’è un’altra domanda subdola: perché scriverla? Perché mai dovrei passare giorni e giorni per scrivere un racconto che sarà letto in dieci minuti?
Chi ha già esperienza in proposito sa bene quanto sia faticoso trovare la forma, le parole giuste, i sinonimi corretti. E quanto lo sia anche l’editing: leggere e rileggere, tagliare, stravolgere, riscrivere. Ne vale la pena? La risposta è sì solo se, come per la lettura, ciò vi renderà soddisfatti di come avrete utilizzato il vostro tempo (oppure se vi pagano, ma questo è un altro discorso). Ci si accorge di questo “richiamo” quando una nuova bellissima idea è accompagnata da un’improvvisa voglia di scriverla, anche se in quel momento siamo beatamente sdraiati su una spiaggia tropicale sorseggiando un drink.

Tornati alla nostra tastiera pieni di motivazione, ci accingeremo quindi a scrivere il nostro racconto, partendo dall’idea che ci era venuta quando eravamo in vacanza. Aspetta… qual era l’idea? Non l’avevamo appuntata? Se non l’abbiamo fatto, l’occasione è perduta. Questo non è neppure un suggerimento, ma un metodo comune imprescindibile: se non avete una memoria di ferro dovete scrivere le vostre ispirazioni da qualche parte, appena vi vengono. Su un notes, sul telefono, sulla lista della spesa, ovunque. Se non avete di che scrivere, ripetetevele a mente a oltranza, perché se vi sfuggono poi non le ribeccate più.

Passiamo ora al primo consiglio vero e proprio, soprattutto dedicato ai neofiti: aprite il browser del PC, e sul motore di ricerca digitate “come scrivere un racconto”. Usciranno circa 14 milioni di risultati. Vi suggerisco di leggerne qualcuno in ottica didattica, consapevoli che, così come andare a scuola-guida non vi rende automaticamente dei buoni guidatori, questo vi darà una panoramica degli strumenti per scrivere i vostri racconti senza necessariamente rendervi dei buoni scrittori. Troverete così tutte le regole principali, tra le quali spicca la necessità di avere un’ottima padronanza della grammatica, soprattutto della coniugazione dei verbi. Se non sapete bene l’Italiano vi tocca studiarlo.
Se invece siete già autori con una certa esperienza e tutte queste cose le sapete già, andate comunque a leggervi le pagine di questo sito con i consigli degli altri autori della collana Memorie dal Futuro.


Appurato quindi che di buoni manuali con consigli standard ce ne sono a bizzeffe, e che sarebbe inutile stilare l’ennesima lista, vi propongo in ordine sparso alcuni punti personali che ho fatto miei e che mi hanno portato al mio attuale modo di scrivere.

1) Come ho già detto, sono schizzinoso e mi annoio facilmente. Questo succede anche quando scrivo. Non scrivo mai una sola storia per volta, sono sempre almeno due o tre, spesso con un taglio molto differente. Quando capisco che fatico a continuarne una, la metto in pausa e ne riprendo un’altra che avevo lasciato in sospeso. Questo mi porta a scrivere trame di generi molto diversi, miscelando fantastico e fantascientifico con amore, horror o umorismo (come si può vedere anche nell’antologia Via d’uscita, NdR).

2) Evito il più possibile gli stessi finali, in particolare detesto quelli scritti apposta per le lacrime. A volte preferisco lasciarli aperti, anche se “di poco”, in modo da dare ai personaggi una via d’uscita in più. Mi piace trattare questi ultimi come se esistessero veramente, mettendo nella loro realtà l’inaspettato, evitando le trame banali che fanno capire subito come finiranno.

3) Cerco di usare uno stile più scorrevole possibile. Bisogna tagliare, snellire, e poi ancora tagliare. L’infodump va evitato come la peste. Se non sapete cosa sia, cercatelo e leggetene alcuni esempi. Con un po’ di esperienza, è sorprendente constatare quanto alto sia il rischio di riempire inconsapevolmente i testi di parti inutili.

4) Ho un’estrazione tecnica/ingegneristica che si ripercuote sul mio modo di creare storie. Le mie trame nascono ragionate, schematiche e spigolose. Per ognuna, quindi, serve prendersi cura dei personaggi e della loro umanità, per smussarle e renderle gradevoli. Sono aspetti che vanno sempre bilanciati, anche per chi, viceversa, inizia a scrivere di getto, “sentimentalmente” (e dovrà poi preoccuparsi di non lasciare nel testo castronerie dal punto di vista logico).

5) Faccio l’editing con calma, non sottovalutandolo rispetto alla prima scrittura. Rileggendo un testo appena completato, si fa più fatica a distinguerne incongruenze e difetti, quindi è meglio aspettare qualche giorno. Si potranno apprezzarne meglio i punti di forza o constatare tristemente “ma cos’è ’sta roba che ho scritto?”. A quel punto bisogna di nuovo tagliare, riscrivere, stravolgere, fino ad arrivare a una lettura piacevole. E bisogna anche avere l’umiltà di capire che a volte il testo è così insoddisfacente che è meglio buttarlo e ricominciare daccapo.

Per concludere, vi lascio due punti di vista strettamente personali.
Il primo è sulla gestione del tempo. Scrivere deve essere piacevole, altrimenti diventa un lavoro o un esercizio faticoso, e se non si è pagati non ne vale la pena. Per questo scrivo solo quando ne ho la motivazione. A volte mi impegno per settimane fino a tarda notte, altre volte lascio passare giorni e giorni senza neppure aprire un mio testo. In questo modo scrivere mi risulta molto più gradevole.
Il secondo è sulla personalizzazione dei propri racconti. Nei miei testi metto sempre qualcosa di personale, così come faceva Hitchcock quando si infilava in ogni suo film in qualche inquadratura. Nelle mie storie, elementi come sigle, numeri, nomi, traduzioni, riferimenti non sono quasi mai lì per caso, ma per la soddisfazione di chi riesce a riconoscerne o scovarne qualcuno. Sono consapevole che la maggior parte di questi non sarà mai notato dai lettori, ma io so che ci sono, e che quelli sono i miei racconti.

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