XXIII Trofeo RiLL: finalisti e giudizi della Giuria

Questa pagina ospita una breve rassegna dei commenti dei giurati (e, in misura minore, dei lettori-selezionatori) del XXIII Trofeo RiLL sui dieci racconti finalisti. Un “omaggio” al lavoro di ciascun autore, e un modo per rendere pubblico il contributo critico di chi ha letto e valutato i racconti giunti in finale.

I racconti sono distinti in premiati e menzionati, sulla base dei risultati del concorso.
I sei testi premiati sono pubblicati nell’antologia Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni (collana Mondi Incantati), insieme ai racconti da noi selezionati nell'ambito del premio SFIDA e a quelli della sezione RiLL World Tour.

In questa pagina presentiamo anche gli autori di ciascun racconto, con delle brevi biografie. Una scelta con cui vogliamo dedicare spazio e attenzione a chi ci ha sostenuto nel modo per noi più gradito: inviandoci un bel racconto.

Racconti Premiati

Primo Classificato, Vincitore del XXIII Trofeo RiLL
Davanti allo specchio
di Valentino Poppi (Bologna)

- Un racconto che introduce elementi fantastici nel mondo che conosciamo, facendolo guardare con occhi diversi. Una storia che l’autore racconta con mano salda e sicura, suscitando una costante curiosità nel lettore. Un viaggio cui è un piacere abbandonarsi.
- Ben scritto e divertente, resta impresso nella memoria. Si avverte chiaramente, leggendo, il piacere dell’autore di raccontare una storia.
- Un racconto impeccabile. Ha tutte le componenti a posto, e una chiusa classica ed efficace. Perfetto.
- Originale e ben costruito, a metà fra il giallo e il fantastico.
- Un racconto molto realistico che sfrutta la tecnica del punto di vista inconsueto per osservare le cose comuni. C’è sempre una nota di follia nella vita delle persone. Ma la follia potrebbe nascondere qualcosa di magico. Insomma: quasi un soggetto per l'avventura di un gioco di ruolo.

Valentino Poppi è nato nel 1968 a Bologna, dove vive con la sua famiglia. È laureato in Ingegneria Elettronica e lavora nel settore delle telecomunicazioni.
Ama la fantascienza in tutte le sue forme (libri, film, anime, videogiochi…). Da alcuni anni scrive racconti di fantascienza e fantastici, alcuni dei quali sono stati pubblicati nell’antologia “Il magazzino dei mondi 3” (Delos Books) e sulla rivista Writers Magazine Italia (sempre edita da Delos Books).

Secondo Classificato
Quando gli animali parlavano
di Davide Camparsi (Verona)

- Una fiaba moderna molto dolce, ben scritta e ben sviluppata. Un modo intelligente per narrare le paure che - purtroppo – tutt’oggi riempiono le colonne dei nostri giornali.
- Un racconto poetico e suggestivo. La dimensione fantastica è resa in modo così credibile da sembrare quasi una storia vera, realistica. Bellissimo.
- Ben scritto, delicato, commovente il giusto. Un bellissimo racconto sul nostro posto al mondo.
- Il passato nel racconto mitico appare spesso come una sorta di età dell’oro. Ma qui è un passato recente, che vive nel presente del racconto. E quindi siamo dalle parti della fiaba. Eppure, nella sua semplicità, non facciamo fatica e crederci. Perché "vogliamo crederci”. Avrei voluto arrivasse primo ex aequo con “Davanti allo specchio”…

Davide Camparsi è nato nel 1970 a Verona, dove vive e lavora come architetto.
“Perché nulla vada perduto”, vincitore nel 2013 del XIX Trofeo RiLL, è stato il suo primo racconto ad essere pubblicato. Da allora ha ottenuto importanti risultati in molti concorsi, vincendo fra gli altri i premi ESESCIFI (nel 2013 e 2015), il VI e il IX Trofeo La Centuria e La Zona Morta, l’IncPi 2015 e il Premio Polidori 2016. Nel 2015 ha vinto nuovamente il Trofeo RiLL, con il racconto “Non di solo pane”.
Nel 2017 sono usciti “L’Angelo dell’Autunno” (romanzo fantasy, ed. Delos Digital), la novella “Tre di nessuno” (ed. Il Foglio), l’antologia di racconti fantascientifici “Di Carne, Acciaio e Dei” (ed. Dbooks.it). Inoltre, RiLL ha curato “Tra cielo e terra”, antologia di dieci suoi racconti fantastici (ed. Wild Boar).


Terzo Classificato (ex aequo)
Il dolore del pianto
di Nicola Filippi (Livorno)

- Una bella storia di fate. Molto ben congegnata ed efficace nel suo svolgimento. Restano nella memoria la scena della nevicata e l’immagine del cuore con una scheggia di ghiaccio.
- Più che un racconto, una fiaba. Bellissima. L'idea di fondo è molto potente, con la salvezza da cogliere con un gesto e i cattivi che… non sono poi del tutto cattivi.
- Un racconto ben scritto e con un soggetto inusuale, almeno per la nostra cultura mediterranea.
- Un riuscito racconto basato sulle leggende nordiche di fate dal cuore di ghiaccio.

Nicola Filippi ha 23 anni ed è di Livorno.
Appassionato lettore, da bambino si è innamorato del fantastico e del soprannaturale, e ha continuato ad amarli da adulto, leggendo e provando a scrivere storie.
Fa parte del gruppo livornese QWERTY, una quindicina di affezionati che si ritrovano ogni settimana per leggere, scrivere, criticare e commentare. Proprio tramite QWERTY ha pubblicato un racconto nell’antologia “Abbestia” (ed. Erasmo, 2016); sempre nel 2016, un suo racconto supereroistico è uscito sull’antologia “Pisornopolis” (ed. Il Foglio).

Terzo Classificato (ex aequo)
Questione di previdenza
di Nicola Catellani (Modena)

- Variazione contemporanea (e burocratica) sul genere delle ghost-stories. Una storia ben condotta, con un’idea divertente e un finale azzeccato.
- Un racconto talmente geniale nel rappresentare l’ottusità burocratica italiana (e non solo) da essere davvero godibile. Si può raccontare a voce a un amico, e questo è vero storytelling. Magnifico.
- Strani incontri fra burocrazia e varia umanità a uno sportello dell'INPS. Fa sorridere e fa riflettere.
- Un racconto ironico e surreale, efficace nella sua linearità e leggerezza. Ma si vive anche di leggerezza!

Nicola Catellani è nato nel 1968 e vive a Carpi, in provincia di Modena.
Laureato in Astronomia e giornalista pubblicista, lavora da anni in un ente pubblico.
Fin da piccolo appassionato lettore di fantascienza, esordisce come autore a diciassette anni, pubblicando due racconti sulla fanzine di fantascienza torinese Pulp. Da allora ha continuato a dedicarsi soprattutto alla lettura, riprendendo a scrivere stabilmente sono negli ultimi anni.
Vive da sempre nel mondo dello scautismo, dove gestisce anche corsi di formazione a livello nazionale per gli adulti educatori. Oltre a leggere, ama fotografare, suonare la chitarra e recitare quando gli capita l’occasione.

Quarto Classificato
A casa del Diavolo
di Laura Silvestri (Roma)

- Un racconto di estrema semplicità, senza particolari colpi di scena o avventure, ma semplicemente focalizzato sulla relazione tra un ragazzo qualunque e il Diavolo. Un tema classicissimo, ma che l’autore rinnova con efficacia, grazie a una narrazione curata e a un calzante tono scanzonato.
- Un fanta-horror grottesco, con protagonista il diavolo sulla Terra. Echi de “Il maestro e Margherita” di Bulgakov …
- Un bel racconto, molto spiritoso e veloce. Moderatamente ironico verso la religione, ma senza alcuna blasfemia.
- Un racconto ironico e leggero, e con personaggi ben calati nel mondo quotidiano. È condotto bene, con passo ottocentesco.

Laura Silvestri è nata nel 1982 a Roma e vive con la sua famiglia ad Aprilia.
Laureata in Ingegneria Gestionale, è fermamente convinta che non di sola logistica possa vivere un ingegnere, quindi nel tempo libero si dedica alla lettura e alla scrittura, prediligendo la fantascienza, il fantasy e tutto quello che c’è nel mezzo.
Nel 2016 ha pubblicato, fra gli altri, i racconti lunghi “Come la luna e il sole” e “Il postulato di Cleopatra Wilson”, entrambi editi da Wizards & Black Holes; “La notte in cui tutte le donne”, uscito nella collana di fantascienza sociale Futuro Presente (ed. Delos Digital); “I figli dell’Aurora Boreale” (Nativi Digitali Edizioni).
Il suo romanzo “Nel nome della Dea” ha vinto nel 2015 la quinta edizione del premio Streghe, Vampiri & Co. ed è stato quindi pubblicato dalla Giovane Holden Edizioni.


Quinto Classificato
L'amico speciale
di Giorgia Cappelletti (Trento)

- Un racconto agrodolce. Lo spunto è quello delle tecnologie che oggi “accompagnano” le nostre vite, ma in realtà parla delle nostre debolezze, e della nostra forza.
- Un racconto che ha il punto di forza nella caratterizzazione della protagonista. L’autore riesce a creare un personaggio in cui ci si può identificare; inoltre, nel corso del racconto “sposta” la protagonista da una posizione emotiva a un'altra, facendo muovere anche noi con lei.
- L’idea di “mascotte individuali” che non siano semplici intelligenze artificiali ma vero e proprio parto della nostra mente è intrigante, anche per quel di inquietante che resta sotteso…
- Un racconto ben scritto, una riflessione su quel che potrebbe succedere in futuro se un certo tipo di tecnologia (ormai alla nostra portata…) dovesse prendere piede in modo diffuso.

Giorgia Cappelletti è nata a Trento nel 1986, dove vive con la sua famiglia.
Laureata in Archeologia, ha partecipato a campagne di scavo in Italia e all’estero (Egitto, Oman) e ha svolto il servizio civile presso il Museo delle Scienze (MUSE) di Trento.
Ha ideato il progetto “Storie PreiStoriche”, pubblicando quattro racconti illustrati per bambini nella collana scientifica del MUSE, e ha collaborato con Mondadori Education come autrice di testi storico-narrativi per le antologie delle scuole medie. Oggi, tra le altre cose, tiene laboratori didattici per le scuole elementari e cura pubblicazioni divulgative.
Con il racconto “Draco dormiens” si è classificata al quinto posto al XXI Trofeo RiLL, nel 2015; con
“Vera è stata una delle vincitrici di SFIDA 2017.

Menzioni di Merito

Cinque prove dell’esistenza dei ciliegi
di Alain Voudì (Genova)

- Un racconto di fantascienza di elegante fattura. La scrittura è curata e solida; colpisce lo stile, volutamente algido, nonostante la drammaticità della storia narrata.
- Un racconto che spicca per la precisione nella scrittura e la consapevolezza nella gestione della narrazione. Costruisce in poche pagine una distopia ben precisa, racconta articolando bene i vari passaggi della storia, sino alla decisione finale (chiara e assolutamente comprensibile) del protagonista.
- Una distopia fantascientifica molto classica, molto ben scritta e per questo assolutamente coinvolgente.
- Un racconto condotto in modo magistrale. Molto bello l'accostamento fra la descrizione dei ciliegi e quella della rivoluzione che fa da sfondo alla storia.

Alain Voudì è nato a Genova nel 1963, ma vive un po’ in giro per il mondo.
Grande appassionato di lettura e di scrittura, è stato vincitore o finalista in molti concorsi letterari. Con il racconto “Variante chiusa” si è classificato al secondo posto al XX Trofeo RiLL, nel 2014; con “Tocco Magico” è stato fra gli autori vincitori di SFIDA nel 2016.
Suoi racconti sono usciti nel Giallo Mondadori, sulle riviste Robot, Delos Science Fiction Magazine, Fantasy Magazine e Writers Magazine Italia e in numerose altre antologie.
Collabora fin dai primordi alle collane Delos Digital, per le quali ha firmato diversi episodi della collana “The Tube” e della serie western-punk “Trainville” (di quest’ultima è stato recentemente stampato in formato cartaceo il secondo volume, “Nei cieli di Trainville”).
Sempre con Delos Digital ha pubblicato il romanzo “Sherlock Holmes e l’epidemia misteriosa” (2016).

Orfeo Vittorioso
di Luca Pappalardo (La Spezia)

- Riscrittura del mito alla luce della vita quotidiana e del dolore che attraversa le nostre vite. Poetico, romantico, asciutto, rigoroso.
- Una storia di fantasmi contemporanea, con riferimenti classici (sin dal titolo). Colpisce soprattutto per il modo in cui le emozioni vengono descritte e vissute dai personaggi: come “attutite”, tenute sotto controllo, quando invece ci si aspetterebbe che sgorgassero fuori potenti, vista la drammaticità delle situazioni.
- Geniale rivisitazione (interiore) del viaggio negli Inferi. Commovente. Impossibile non chiedersi se anche l'autore abbia affrontato un simile dolore. La descrizione che ne fa mozza il fiato.
- Un racconto inquietante e doloroso, che dalla narrazione di puro disagio psichico evolve nella narrazione di un insolito ritorno dalla morte. Particolarmente interessante è la capacità di far percepire il dolore di Orfeo e di Euridice, rinnovando il mito e ponendoli in un limbo denso e ambiguo, di "distanza in presenza", interamente basato su un meccanismo psicologico.

Luca Pappalardo è nato nel 1989 e vive a La Spezia.
In realtà si chiama Luca Marco. Tra la laurea e il dottorato scrive di cose grigie con il suo nome esteso, e di altre cose con quello ridotto.
Ha smesso di credere agli alieni quando ha scoperto che ci credeva anche Borghezio.

Si vive di secondi
di Sara Cabitta (Cagliari)

- Un racconto di fantascienza ben scritto e (quasi) tutto al femminile. E questo, vista l'ambientazione e i riferimenti della storia, lo lascia impresso nella memoria.
- Un chiaro omaggio a Mad Max, per un'adrenalinica corsa contro il tempo. Fila dritto (è il caso di dirlo) verso il finale, coinvolgendo in pieno il lettore.
- Narrazione serrata e gran controllo del ritmo per un riuscito racconto di fantascienza post-atomica/ post-apocalisse.
- Quasi una sceneggiatura, più che un racconto. Lascia intravedere l'ambientazione, senza perdersi nella sua costruzione, ma prediligendo la velocità e la sintesi (in linea con titolo e tema del racconto). En passant, pone un dilemma interessante ai protagonisti (e molto attuale): la scelta fra solidarietà e sopravvivenza.

Sara Cabitta è nata nel 1975 a Cagliari (nei cui dintorni vive), ed è laureata in Lettere Classiche.
Attualmente condivide un appartamento col marito, i loro sei gatti, una quantità preoccupante di libri e una collezione di porcellane inglesi.
Adora Dickens, gli horror movie e le illustrazioni di Luis Royo.
Dopo essere giunta al secondo posto al concorso letterario Voci dal Vortice nel 2010, con la casa editrice LaPiccolaVolante ha pubblicato il libro per ragazzi “Sidorec, il goblin chierico” (2011) e i romanzi dark fantasy “La cacciatrice d’Orsi” (2013) e “Patti di streghe” (2016), cui presto seguirà il volume conclusivo della saga.
Pubblica inoltre racconti di genere horror e fantastico sul sito della casa editrice LaPiccolaVolante.
È redattrice del sito letterario Mangialibri.

Tiro Notturno
di Pelagio D'Afro e Umberto Buono (Ferrara)

- Un horror notturno, ambientato vicino Livorno. Riferimenti agli antichi Etruschi si mischiano in modo originale a quelli della Seconda Guerra Mondiale.
- Classico racconto dell'orrore, che ha il suo punto di forza nella caratterizzazione, vivida e assolutamente azzeccata, dei militari che ne sono protagonisti. Impossibile non ricordare siparietti simili per chi ha fatto il militare!
- Una storia un po' pulp un po' horror. Molto particolare l'uso della voce narrante, che ammicca al lettore ma in modo quasi autoreferenziale.
- Un'esercitazione militare in notturna è l'occasione per un insolito horror di ambientazione italiana. Colpisce l'alternanza netta fra l'inizio abbastanza allegro e la successiva piega della storia, nel complesso condotta con precisione e con stile efficace.

Pelagio D’Afro è un autore collettivo, membro del laboratorio creativo della Carboneria Letteraria, nato per gemmazione da un’altra entità multicefala, Paolo Agaraff.
Pelagio D’Afro ha esordito nel 2009 con il fanta-thriller “I ciccioni esplosivi” (ed. Montag), cui sono seguiti il giallo storico “L’acqua tace” (Italic-Pequod, 2013) e l’e-book erotico “Puttaniere blues” (Lite editions, 2014). Inoltre, ha pubblicato racconti su numerose antologie di diversi editori, spaziando dal noir al giallo al fantastico. Molti di tali racconti sono raccolti nell’antologia “Pillole di cattiveria” (Italic-Pequod, 2015).
La creatura composita è costituita dalle cellule mutanti altrimenti note come: Giuseppe D’Emilio e Arturo Fabra (entrambi classe 1961), Alessandro Papini (1968) e Roberto Fogliardi (1966; Roberto Fogliardi è stato, individualmente, vincitore nel 2014 e nel 2015 del premio SFIDA, sempre bandito da RiLL).

Umberto Buono è nato a Ischia nel 1971, e attualmente risiede con la sua famiglia a Ferrara. Laureato in Medicina e Chirurgia, è specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale.
Da sempre coltiva la passione per tutto quello che concerne fantasy e fantascienza: da Asimov a King, senza tralasciare Poe e gli altri maestri del brivido e del noir. L’esperienza lavorativa come Ufficiale Medico ha consentito la creazione di alcuni personaggi e storie che sono parte di “Tiro notturno”, il suo primo racconto scritto insieme a Pelagio D’Afro.