L'incanto è arrivato: “La ragazza dei miei sogni” è al cinema

Intervista a Francesco Dimitri, sul film tratto dal suo romanzo d'esordio
di Alberto Panicucci
[pubblicato su su RiLL.it nel maggio 2017]

Francesco Dimitri è nato nel 1981, ed è uno scrittore di storie fantastiche. Dal 2004 in poi ha pubblicato cinque saggi, quattro romanzi (uno dei quali ha ispirato un gioco di ruolo) e svariati racconti; è stato anche giurato del Trofeo RiLL (e lo sarà nel 2017).
Dal 27 aprile è nei cinema italiani il film tratto dal suo romanzo d’esordio: La ragazza dei miei sogni, diretto da Saverio Di Biagio e interpretato da Primo Reggiani, Nicolas Vaporidis, Miriam Giovannelli, Remo Girone e Marco Rossetti.

Non capita spesso (eufemismo) di vedere al cinema un film tratto da un romanzo fantastico di un autore italiano, ed è ancora più raro se il film è una produzione italiana (a tal proposito, mi piace citare “Occhi di cristallo”, film di Eros Puglielli del 2004, tratto dal romanzo horror “L'impagliatore” di Luca Di Fulvio, un altro scrittore che abbiamo avuto il piacere di avere come giurato del Trofeo RiLL, una diecina di anni fa).

L’uscita nelle sale de La ragazza dei miei sogni è insomma la giusta occasione per parlare col bravo Francesco…
Prima di entrare nel vivo dell’intervista, però, è il caso di fare una breve introduzione (senza spoiler): La ragazza dei miei sogni è un urban fantasy, una storia di realismo magico ambientata a Bari (nel libro: a Roma) e che ruota intorno all’incontro tra il giovane protagonista e Sofia, la ragazza dei suoi sogni (in tutti i sensi). Un incontro che all’inizio assomiglia a un idillio, ma i cui sviluppi saranno assolutamente inattesi e sconvolgenti.

E ora passiamo all’intervista vera e propria…
(senza scordare il doveroso link al trailer del film; vi ricordo inoltre che il romanzo La ragazza dei miei sogni è edito dalla Gargoyle Books)


Francesco, prima di tutto complimenti! Mi sembra giusto cominciare chiedendoti: che effetto fa vedere un proprio romanzo diventare film? Tra l’altro, “La ragazza dei miei sogni” è stato il tuo romanzo d’esordio, uscito ormai dieci anni fa…

Un effetto strano. Credo sia un effetto comune tra chi, per mestiere, crea cose che poi vanno per il mondo. Le riguardi anni dopo e riflettono parti del tuo passato, parti che magari nessun altro può vedere, ma che per te sono del tutto evidenti. C’è l’orrore nel vedere cose che faresti in modo del tutto diverso, e la soddisfazione nel vedere che altre, nonostante tutto, funzionano.

Hai contribuito al film firmando la sceneggiatura. Come è stato rimettere le mani su questa storia dopo tanto tempo?

Non ho una risposta precisa: ho un approccio alla scrittura molto di mestiere, e ogni volta che mi metto a lavorare a qualcosa è come se fosse la prima. Ovviamente per una sceneggiatura bisogna cambiare parecchie cose, ma non la vedevo in questi termini: per me era una questione di riscrivere la storia per un altro medium, e un’altra epoca. Anche se dieci anni sembrano pochi, considerate quante cose sono successe nel mondo, è come se fossero una vita fa.

Per quanto sia banale chiederlo, vorrei chiederti di parlare della differenza che c’è fra scrivere un romanzo e una sceneggiatura. Tra l’altro non so se tu avevi mai avuto, prima, esperienze di scrittura cinematografica…

Avevo scritto cose che non erano state prodotte, come capita spesso, ma ho scritto per i fumetti (ad esempio, Francesco ha sceneggiato la serie di fumetti Cutting Edge, pubblicata in Francia, con i disegni di Mario Alberti, NdP).
La differenza è soprattutto tecnica: in un romanzo hai un certo tipo di limiti, in una sceneggiatura ne hai altri. In un romanzo hai certi punti di forza, in una sceneggiatura ne hai altre. La cosa da tenere in mente è che, quando stai scrivendo un romanzo, stai scrivendo un prodotto finito. Con una sceneggiatura, stai producendo un documento di lavoro su cui metteranno mani altri (nel caso dei fumetti) o molti altri (nel caso del cinema). Non è un prodotto, è un blueprint.

Facciamo un passo indietro. La produzione è della Draka Productions, del produttore indipendente Corrado Azzolini. Ecco… come è nato il contatto con loro? Come è venuta l’idea di fare il film?

Il libro era già stato opzionato anni fa, da persone con cui resto in ottimi rapporti, ma non se ne era mai fatto niente.
Il contatto con la Draka Productions è stato fondamentalmente merito – nella migliore tradizione – di mio fratello. Stava facendo un altro lavoro con Corrado Azzolini, ed è uscito fuori il fatto che il “Dimitri” autore de La ragazza dei miei sogni fossi io. Corrado è un grandissimo appassionato e conoscitore di fantastico, e beh, da cosa nasce cosa. Fammi sottolineare un attimo questo punto: Corrado è un appassionato e conoscitore del genere. Non è comune, in Italia.

Torniamo a film, alla sua lavorazione. Sei stato sul set? Cosa te ne è parso?

Sì, sono stato sul set, e ho dato una mano con alcune delle parti sulla magia.
L’effetto che mi ha fatto è rendermi quanto mai contento di non essere un regista o un attore. Preferisco di gran lunga starmene al caldo e al silenzio, nel mio studio o in una biblioteca, a scrivere. Un set è un luogo molto eccitante, ma proprio non fa per me.

Hai già assistito a delle proiezioni col pubblico in sala? Il film, ad esempio, ad aprile è stato presentato al festival del cinema di Bari…

Ero là per l’anteprima. Nessun pomodoro è volato verso lo schermo.

A proposito… Il film è ambientato a Bari (mentre il romanzo a Roma), ed è stato girato soprattutto in Puglia. Tu sei pugliese, ma da alcuni anni vivi a Londra. È stato un po’ un… ritorno a casa?

Non proprio “ritorno a casa”, perché per me casa è dove sto in un dato momento (quindi Londra, ora come ora), ma di certo un ritorno all’infanzia.
Il Sud è cambiato radicalmente da quando l’ho lasciato, quasi diciotto anni fa. Nel bene e nel male è un altro posto. Sta diventando sempre meno selvaggio, il che un po’ mi dispiace, considerato che non ci vivo più, ma ovviamente è soltanto un gran bene per chi ci vive. Nel Sud in cui sono cresciuto, una produzione cinematografica del genere sarebbe stata oltre l’impensabile.
Il mio prossimo romanzo è ambientato proprio là, al Sud, e ho tentato di raccontare la magia di questa terra e il suo cambiamento…

Fare lo scrittore significa creare dei personaggi, oltre che delle storie. Personaggi che in parte sono proiezioni dello scrittore, in parte sono invece molto diversi dallo scrittore, che però -per quello strano gioco di ruolo che è la scrittura- deve caratterizzarli, mettendosi nelle loro scarpe (diciamo così). In un film questo processo (pur dati i vincoli della sceneggiatura) è soprattutto in mano agli attori. Vorrei chiederti se guardando il film sei rimasto in qualche modo “sorpreso” dagli attori…

Ti do una risposa noiosa: no. I personaggi erano tutti molto simili a come li avevo in mente nella sceneggiatura (che non era sempre la stessa cosa del romanzo, vedi per esempio Dagon/ Alessandro). Tutti gli attori sono davvero bravi. Vedi Marco Rossetti, che ha preso un personaggio secondario, molto funzionale, e l’ha trasformato in qualcosa di forte.
E poi considera che io ho una forte immaginazione visiva per le situazioni, ma non per i personaggi. Quando scrivo non vado mai troppo a fondo nel descriverli: preferisco che il lavoro si completi nella testa del lettore.

C’è una domanda un po’ strana che vorrei farti. Nel romanzo il racconto è tutto in prima persona, quindi non si sa come si chiami il protagonista. Nel film lui è P., semplicemente. Perché questa (doppia) scelta di “non detto”?

Mi sembrava adeguato al personaggio, e al suo arco narrativo: il suo nome non conta né all’inizio né alla fine, anche se per motivi molto diversi.

Nella pubblicità del film abbondando frasi come “l’incanto e la magia stanno arrivando”, “la magia è più reale di quanto si creda”. Però la magia della tua storia è di atmosfera, è un realismo magico, non è una storia (e nemmeno un film) di effetti speciali. È difficile scrivere (e poi: sceneggiare) una storia simile?

Io non ho niente contro gli effetti speciali (come diceva un mio professore di cinema, il cinema è un effetto speciale), ma volevo scrivere una storia di magia assolutamente realistica, e sappiamo tutti che nella vita di tutti i giorni non ci sono palle di fuoco e tizi volanti. Non troppi, almeno.
In realtà verso la fine qualcosa c’è, ma volevo che la magia fosse fin quando possibile percepita, non vista.

Nel romanzo e nel film all’inizio il protagonista sogna una certa ragazza. Poi una notte, girovagando per la città, la incontra. È la ragazza dei suoi sogni, in tutti i sensi. E questo incontro nella notte cambierà la sua vita. Al di là de “La ragazza dei miei sogni”, spesso la notte (al cinema, o nella letteratura) è un’occasione per incontri, svolte, momenti del tutto diversi rispetto a quanto avviene alla luce del giorno. Secondo te perché la notte suggerisce queste opportunità narrative?

Perché di notte c’è meno gente in giro. E quindi molto altro può succedere.

Ultima domanda. Il film è finito, montato, in distribuzione nelle sale. E ora? Cosa c’è dietro l’angolo per Francesco Dimitri?

Due libri in uscita in Inghilterra, uno a novembre, uno a giugno 2018. Il primo è una raccolta di testi, miei e di altri autori, da leggere a voce alta ad adulti. Il secondo è un romanzo ambientato in Puglia.
E poi altre cose, perché sono come i tonni, mi muovo sempre…

argomento: