La parola ai premiati...

A tre settimane dalla conclusione di Lucca Comics & Games, riprendiamo il filo dei discorsi lì affrontati, proponendo una chiacchierata con gli autori premiati: i quattro migliori dell'edizione 2008 del Trofeo RiLL (Euro Carello, Francesco Troccoli, Francesca Garello, Maria Francesca Zini) e Luca Barbieri, "vincitore assoluto" della SFIDA di quest'anno.
Con piacere, poi, ospitiamo un intervento di Renato Genovese, direttore della kermesse toscana e giurato del nostro concorso.

Vogliamo così riproporre sul sito le atmosfere e i temi toccati a Lucca, nei momenti di incontro pubblico legati al Trofeo RiLL.

Iniziamo da Euro Carello, il vincitore del XIV Trofeo RiLL, che nella foto è immortalato col nosto giurato Donato Altomare...

Cominciamo con una domanda "leggera". Nel giro di un anno tu hai scoperto RiLL, partecipando prima al premio Rudy Turturro e poi al Trofeo RiLL. In un caso sei stato fra i sei vincitori pubblicati, nell'altro ti sei classificato al primo posto. Come dire.... un anno sotto la luce della luna! Che effetto ti fa?
Beh, un gran bell'effetto, naturalmente. Come dicevamo a Lucca, proprio un anno RiLLico. Un inizio entusiasmante, che mi auguro possa proseguire, anche se non sarà certo facile mantenere la media, vista la levatura degli altri partecipanti.

Nella tua biografia, tu sottolinei che come scrittore preferisci le atmosfere noir. Visto che hai vinto il Trofeo RiLL con una storia di fantascienza, credo sia giusto chiederti: è stato difficile cambiare genere?
In realtà, non mi pare di aver cambiato così tanto genere. E' vero, la cornice e l'atmosfera del mio I Corvi sono lì che aspettano è all'incirca fantascientifica, o almeno futuribile (speriamo di no). Però l'impianto è fondamentalmente di tipo noir. Un fanta-noir, diciamo.

Al di là del cambio di genere, hai mantenuto nel racconto la grande cura nella caratterizzazione dei personaggi, altro aspetto cui so tu tieni molto, quando scrivi. In effetti, il dolore di Gaby, la protagonista della tua storia, è vero, tangibile, e questo colpisce, leggendo il racconto. In che modo sei riuscito a rendere questo aspetto del personaggio?
Ho cercato di immedesimarmi nell'ansia di una donna che vuole ad ogni costo vivere l'esperienza della maternità, in un mondo in cui riuscirci è molto difficile e sottoposto a regole rigidissime e vessatorie. Ho cercato di immaginare quali potessero essere l'angoscia e il disperato desiderio che le gonfiano dentro, magari anche come forma inconscia di ribellione a una società che è arrivata a darsi leggi così disumane per non aver saputo regolarsi in tempo.
E poi la contraddizione lacerante tra l'amore/odio per la figura del padre e l'ipotesi di un figlio (una figlia) tanto disperatamente voluta da portarla a immaginare quel che immagina (e che direi di non svelare).

...Assolutamente sì, non sveliamo niente!
Piuttosto: tu sei un volontario di Emergency, la meritoria associazione di Gino Strada. Esiste un legame tra il tuo impegno e la tua sensibilità sociale e il racconto con cui hai vinto il Trofeo RiLL?
Potrebbe esistere, ma in modo mediato, non diretto. Nel senso che sono diventato volontario di un'associazione umanitaria come Emergency, che ha al centro della sua attività il portare aiuto alle vittime delle guerre e della povertà, perché mi sforzo di mantenere, nonostante tutto quello che abbiamo intorno, la capacità di indignarmi e il desiderio di fare qualcosa per tentare - insieme a molti altri - di cambiare le cose.
La base di partenza comune, quindi, è la lettura critica e disincantata della realtà com'è oggi. Che è poi la stessa che mi porta a scrivere una fantascienza di tipo "sociale", che ipotizza la realtà come potrebbe diventare. Nella speranza che sia solo un avventato esercizio di estrapolazione, e non un'anticipazione realistica del futuro che ci aspetta.


Facciamo ovviamente nostro l'augurio di Euro Carello per un futuro migliore e più sereno di quello immaginato nel suo racconto. Sperando anche, nel presente, di essere sempre ben consapevoli dei problemi che ci circondano, come cittadini del mondo.
Passiamo quindi a Francesco Troccoli, secondo classificato al XIV Trofeo RiLL.

Il tuo racconto è stato definito da un giurato "un viaggio nel tempo... di una vita". Un altro giurato ha apprezzato la scelta di giocare con passato presente e futuro nella Città Eterna per definizione, cioè Roma. Come nasce il tuo Tempus Fugit?
Questo racconto è nato in un momento in cui volevo esprimere in chiave fantascientifica l'antico detto: "se c'è qualcosa che vuoi dimenticare di aver fatto nella vita, certamente ti si riproporrà nel modo peggiore possibile". Credo che faccia parte del corredo delle Leggi di Murphy.
E poi, adoro narrare viaggi nel tempo quando scrivo, perché profondamente detesto e temo il passare del tempo nella realtà. Per me è un continuo esercizio di esorcismo!
In verità, a forza di tentare, sono certo che un giorno mi sveglierò di nuovo bambino in qualche universo parallelo.

Ma quanto ti sei divertito a scrivere Tempus Fugit? Leggendolo, si ha la sensazione che tu tenessi in pugno il plot, l'impianto della storia, e ti divertissi un mondo a dipanarlo agli occhi del lettore....
Oh, moltissimo.
Ho pensato subito a come collegare l'inizio e il finale del racconto, e il resto è venuto da sé, in effetti. Quando hai ben chiara la via lungo cui la storia si dipana, il resto è gioco, puro divertimento. E se ti diverti davvero, sai che anche il lettore si divertirà.

Mi hai detto che la scelta di Roma e della protagonista femminile sono state da te particolarmente volute. Puoi spiegare perchè ai nostri lettori?
Beh, la scelta di Roma non è casuale. E' la mia città, ed il racconto è stato scritto in un fine settimana in cui ne ero lontano.
Ho voluto ambientare la vicenda in Italia e a Roma in particolare per sfidare l'esterofilia della fantascienza italiana, e affidare il ruolo di protagonista a una donna rumena in omaggio ad una delle comunità straniere più importanti ed oggi più vituperate da questo nostro paese con poca memoria di sé.

Come hai iniziato a scrivere?
Ho iniziato a scrivere quando, vari anni fa, due donne che amo profondamente mi regalarono la partecipazione al corso di scrittura creativa di genere fantascientifico tenuto da Massimo Mongai (per caso sai chi è?) presso la Scuola Omero di Roma. Dallo stesso corso proviene anche Luigina Sgarro, seconda classificata al Trofeo RiLL dello scorso anno.
Prima di quel corso, non avrei mai pensato che scrivere sarebbe diventata una parte così importante di me.


In effetti l'amicizia di RiLL con la Scuola di Scrittura Creativa Omero dura da alcuni anni, e con piacere abbiamo ricevuto dai loro allievi tante valide storie.
Il meccanismo dell'anonimato dei lavori, del resto, ci permette di continuare a coltivare questo rapporto, cogliendone i frutti migliori (i racconti più belli, talvolta finiti in finale).

L'autrice terza classificata al XIV Trofeo RiLL (nella foto ritratta con Beniamino Sidoti, che le consegna la sua meritata targa) è romana come Francesco Troccoli, ma non c'entra con la Scuola Omero. In ogni caso, noi la conosciamo bene...

Cara Francesca Garello, dopo due primi posti al Trofeo RiLL (2004 e 2005), una vittoria a SFIDA (2006), eccoti ancora sul podio, stavolta al terzo posto. Che effetto ti fa? E' un gradino che non avevi mai occupato....
Uhm... E' una domanda trabocchetto? Quale risposta vuoi?
1) politically correct;
2) psico-ludica;
3) onesta.
Scegli pure:
1) Ma è assolutamente lo stesso! L'importante è partecipare, divertirsi. Se poi si arriva anche sul podio tanto meglio, ma non è quello lo scopo. La vita è un viaggio, ciò che veramente importa sono le esperienze che fai durante il cammino, non la meta. L'importante è essere parte dei cento e più che, partecipando al concorso, hanno costituito questa gioiosa macchina da scrivere!
2) In realtà sono spinta da una sindrome compulsiva del tipo "CELO-MANCA". Sto infatti cercando di collezionare tutti i possibili piazzamenti RiLLici, tipo figurine Panini: primo posto, CELO
(male però, ho un doppione); secondo posto MANCA; terzo posto, CELO; quarto posto, MANCA; SFIDA, CELO; finalista, CELO. Non posso smettere fino a che non avrò completato la serie.
3) No, non è lo stesso. Se partecipi ad un concorso accetti implicitamente di sottoporti ad un giudizio che poi verrà sistematizzato in una graduatoria. Ed è ovvio che, in generale, si preferisce un giudizio migliore (un posto più alto) che uno peggiore (posto più in basso). Ma è pur vero che finire sul podio del Trofeo RiLL, in qualunque posizione, è sempre una soddisfazione. Ogni anno concorrono quasi duecento racconti, essere terza non è mica così malaccio.....

So che tu scrivi spesso le tue storie partendo dalla battuta finale, che nei racconti brevi umoristici, quelli che prediligi, è un elemento importante. Parecchi giurati hanno notato che il tuo racconto è ben sviluppato proprio perchè, sin dalle prime righe, si capisce che tu (l'autrice) sai esattamente dove andrai a parare, e questo leggendo si apprezza. Vuoi parlarci più diffusamente della genesi di Case History?
Ah! Altra domanda trabocchetto! E' come chiedere a un cuoco l'ingrediente segreto della sua ricetta più riuscita!
Ebbene, che dire... E' vero che spesso inizio dalla fine. Questo accade perchè a volte vengo colpita da una situazione o da una frase della vita di tutti i giorni che, per mia inclinazione, tendo a interpretare alla luce dell'assurdo. In questo specifico caso ero reduce dall'ennesima discussione con un tecnico informatico che, per risolvere un problemino scemo, era andato giù pesante sul mio hard disk. Ma come, mi son detta, non ci prova neanche a trovare qualche soluzione più mirata? E che succederebbe se un medico si comportasse così con i pazienti? E da lì son partita. All'indietro.


Arriviamo così a Maria Francesca Zini, pisana, autrice del racconto quarto classificato, Zed.

Il tuo racconto ha un retroscena molto divertente, per certi versi istruttivo, dico dal punto di vista di chi come noi organizza concorsi letterari. Vuoi svelarlo ai nostri lettori, come già hai fatto con noi?
A questo racconto ci tenevo - e ci tengo - molto, se non altro per il fatto che erano anni che cercavo di scriverlo, ed ha avuto almeno tre o quattro false partenze. Quando alla fine è uscito, e più o meno come lo volevo, ero contentissima, e mi è venuta subito voglia di mandarlo al Trofeo RiLL. Però, quando l'ho fatto leggere agli amici cui di solito sottopongo i miei testi, ho avuto un responso tutt'altro che entusiasta. Una cosa tipo: “Scritto bene, ma dov'è l'azione?” o anche “Non si capisce cosa vuol dire”.
Devo ammettere che ero un po' demoralizzata, e ho avuto la tentazione di metterlo da parte e di provare a scrivere qualcos'altro. Ma alla fine ho deciso di tentare, un po' perché la scadenza era alle porte e non riuscivo a scrivere nient'altro che mi convincesse, e un po' perché comunque a me il racconto continuava a piacere...
Nonostante questo, quando mi è arrivata la notizia che il racconto era in finale sono rimasta veramente (e piacevolmente) sorpresa. Non parliamo poi di quando ho saputo che sarebbe stato pubblicato...


Una parentesi doverosa, da organizzatori.
Questo aneddoto contiene in sè due elementi molto importanti: il rapporto con le critiche ricevute sul proprio lavoro, e il gigantesco tema "che racconto mando al concorso X?"
Sono due domande inevitabili, perchè nessuno scrittore può prescindere da chi leggerà i suoi testi.
La morale della favola, molto molto in breve e schematicamente, è che per scrivere un buon racconto si deve far tesoro dei consigli degli altri, e magari scrivere e riscrivere da capo, più e più volte (ricordate le parole di Maurizio Nichetti sul suo primo grande successo, Ratataplan, nell'intervista che chiudeva Viaggio a Mondi Incantati?). Contemporaneamente, è giusto che ognuno scriva quel che si "sente" , quel che gli dà soddisfazione, e si "batta" perchè anche gli altri lo apprezzino. Difficile dire dove è il giusto equilibrio fra questi due atteggiamenti... di certo, è bene mettere cuore e passione in quel che si scrive e si manda in giro, concorsi inclusi. Cuore e passione non significano sordità alle osservazioni altrui, chiaramente, ma oltre che ricettivi bisogna anche saper essere testardi, e insistere.
Come organizzatori del Trofeo RiLL, siam qui proprio per essere sorpresi dalle vostre storie, per dover ammettere che "nonostante questo non sia il mio genere preferito, questo racconto è proprio bello....", e quindi cogliamo l'occasione di questo piccolo aneddoto per invitare tutti i partecipanti a mandarci sì storie curate e ben scritte, ma anche e soprattutto storie in cui credono. Non chiedetevi se a noi piaceranno.... sono, prima di tutto, le vostre storie!
Terminato questo spero non troppo noioso excursus torniamo all'intervista con Maria Francesca Zini.

Il tuo racconto è un fantasy di grande atmosfera, piu che di azione, e incentrato su temi come l'amore, la nostalgia, il sogno di una vita diversa, di una seconda possibilità... non è esattamente un plot classico, per questo genere. Come nasce Zed?
L'ambientazione di Zed nasce dalla mia fascinazione per le atmosfere di vigilia, i tempi sacri delle diverse religioni in cui le comunità attendono un evento centrale... Sono sempre stata molto attratta dal modo in cui i riti nel tempo si tramandano, ed anche si trasformano e si sincretizzano fra religioni o spiritualità diverse.
Questa voglia di un'ambientazione “in tempo di vigilia” si è fusa con il desiderio di raccontare una storia d'amore tutto sommato abbastanza classica, in cui due persone si amano e sono forzatamente divise, ma descritta in chiave di ricordo, con l'indeterminatezza e la malinconia che un approccio del genere comporta. E naturalmente il tutto doveva avere una declinazione fantasy, per il semplice motivo che pressochè tutto quel che scrivo è fantasy.
Comunque il racconto ha un momento di genesi piuttosto preciso: qualche anno fa, nel periodo fra Natale e Capodanno, andai a casa dei miei genitori, e trovai lì delle persone che non mi aspettavo di vedere, passate per una visita. Erano vecchi amici di famiglia, e per me appartenevano in qualche modo a un periodo della mia vita che consideravo concluso (il che non significava che non fossi molto felice di vederli). Mentre eravamo lì in soggiorno, che chiacchieravamo di tutto il tempo che era passato da quando ci eravamo visti l'ultima volta, all'improvviso Zed si è materializzato seduto sul divano, avvolto in un mantellone, si è alzato, mi ha guardato e se ne èandato passando dalla porta a vetri (chiusa) che dà sul giardino...
E' stata un'apparizione interessante, anche se poi ci ha messo parecchio tempo per lasciarsi tradurre in un racconto compiuto!


La cerimonia di premiazione del Trofeo RiLL ha avuto una sorta di "coda" nell'ultimo giorno di Lucca Comics & Games 2008.
La kermesse toscana, quest'anno, ha voluto istituire un award speciale, per il miglior racconto fra i sei da noi selezionati come vincitori di SFIDA.
SFIDA è il concorso parallelo al Trofeo RiLL, riservato a tutti gli ex finalisti, e che mette in palio la pubblicazione sulla nostra antologia annuale.
Per il 2008 la sfida consisteva nello scrivere un racconto fantastico che avesse al suo interno almeno tre fra questi cinque elementi: un personaggio (un mimo), un luogo (il deserto...quando c'era il mare), un oggetto (una penna d'oca), una parola (abofe) e una frase intera (tratta da Viaggio al termine della notte, di L.F. Celine).

Il direttore di Lucca Comics & Games, nonchè giurato del Trofeo RiLL, Renato Genovese, insieme al Prof. Cosmo Wang, titolare della Scuola di Scrittura Creativa più volte citata nelle introduzioni alle nostre antologie, hanno quindi letto i sei testi vincitori (opera di Emiliano Angelini, Luca Barbieri, Chiara Beaupain, Graaz Calligaris, Alberto Cola ed Enrico Di Addario), tutti pubblicati su Fuga da Mondi Incantati e vincitori ex aequo della tenzone.
Fra questi, il lavoro di Luca Barbieri, Nel ventre formicolante della Terra, è stato scelto come "vincitore assoluto". Ma lasciamo la parola all'amico Renato:

"La sfida era intrigante.
Nel senso che i temi proposti da SFIDA erano pieni di suggestioni, ma anche difficili da sviluppare in maniera credibile, vista anche l'intrinseca difficoltà a lavorare su spunti altrui e non propri.
Insomma SFIDA era una vera sfida, che gli autori che mi sono trovato a valutare hanno superato piuttosto brillantemente. E non lo dico perchè dire bravi tutti e nessuno cattivo sia una scelta che accontenta tutti e ti mette fuori dai guai. Anzi! La realtà è che gli elementi forniti (personaggi, luoghi, frasi ecc.) sono stati armonizzati al meglio in una struttura narrativa solida, dotata di una trama convincente.
E questo era importante, cioè che i racconti fossero validi anche indipendentemente dallo sviluppo dei suggerimenti da rispettare ("il mimo", "il deserto, quando c’era il mare" ecc.), perchè è così che si valuta un racconto, anche se parzialmente... a tema. Almeno, questa è stata l'idea dell'amico Prof. Wang e mia e questo il criterio a cui abbiamo improntato la nostra valutazione.
La nostra scelta è stata Il ventre formicolante della Terra, di Luca Barbieri, per la fluidità e la naturalezza con cui ha saputo integrare gli elementi proposti, in un contesto narrativo in grado di vivere anche di vita propria e capace di appassionare il lettore con un racconto valido e senza tracce di forzature.
In ultimo mi scuso - anche a nome del Prof. Wang - per non essere intervenuti alla premiazione, che avrebbe coronato la nostra fatica di giurati, ma io ero vittima di una forte influenza. Ed anche lui..."


Beh, per fortuna lo spazio su RiLL.it ci permette di "sanare" l'assenza di Renato il giorno della premiazione, dandogli infine, con un po' di ritardo, il giusto spazio.
Giusto, a questo punto, parlare con Luca Barbieri (nella foto ritratto con Francesco Caredio, presidente dell'ente fiera, che lo ha premiato)...

Questo racconto è stato, mi hai detto, una sorta di fulminazione per te. Raccontiamola, questa fulminazione...
E' andata più o meno così.
Prima di parcheggiare la macchina dentro al box, di solito, spulcio la cassetta delle lettere; quel giorno, era maggio, semisepolto tra pubblicità di pannolini e finanziarie, ho trovato l'invito a SFIDA 2008 e, incuriosito, ho aperto la lettera entrando in auto. Ho parcheggiato girando il volante con la sinistra e tenendo la lettera con la destra, gli occhi sul foglio e non sul parabrezza, quindi, a parte che ci ho messo una mezz'ora buona a parcheggiare, sono già stato fortunato a non essermi fatto la fiancata!
Ero infatti curiosissimo di conoscere i termini della "sfida" e non volevo perdere neanche un secondo... Memorizzati i cinque elementi da usare nella storia, sono uscito dall'auto, ho lasciato giacca e borsa nell'armadio e ho chiuso la saracinesca del box, il tutto con 4/5 del cervello da un'altra parte, e cioè a galoppare nelle felici praterie della mia fantasia folle. In capo a tre minuti (reali, il tempo di uscire dal box e arrivare a casa) avevo già la storia delineata in mente. Nella stesura successiva, infatti, ho variato ben poche cose.
Come si dice in questi casi, mi sono limitato a diseppellire dalla sabbia della fantasia una storia che già esisteva: l'ho semplicemente trovata, non l'ho inventata!

Premiandoti, a Lucca, abbiamo definito il tuo racconto "il viaggio di un mimo attraverso un'Europa travisata e molto diversa da quella attuale". In effetti l'ambientazione europea è così altra rispetto a quella che tutti conosciamo da essere difficile da riconoscere. Come nasce l'idea di questo mondo alternativo? Che, fra l'altro, devi avere molto chiaro in mente, visto come ci sviluppi abilmente la storia...
L'idea di terre esistenti sconvolte da catastrofi di diversa natura, che le trasformino in qualcosa di profondamente diverso, è alla base di alcuni miei progetti; in particolare ho elaborato un'Europa alternativa e molto originale per un soggetto di storie a fumetti che sto scrivendo (a proposito: editori di tutto il mondo, contattatemi!). Ma "questa" Europa non c'entra molto con "quella"; è piuttosto l'estensione di un'idea che sto elaborando per un Nuovo Mondo alternativo, alla base di un romanzo di genere (ovviamente!) fantastico.
La storia si svolgerebbe in gran parte in un'America "alternativa" di fine Ottocento, ma era già previsto un ritorno del protagonista nella natia Irlanda con un gran finale in Italia, tra i ruderi di una Roma mooolto particolare. Mi è dunque bastato prelevare qua e là qualche passaggio, e... oplà, ecco l'Europa del mimo!
Il risultato mi è piaciuto così tanto che prevedo ancora qualche spin off per il futuro, magari proprio su quei "Mercanti di voci", presenti nel racconto, e che per ora ho sfruttato molto poco....

....e questo è tutto, gente!!!

(testi raccolti e collegati da Alberto Panicucci; foto di Valeria De Caterini, salvo la prima, tratta dal portale ludico Gioconomicon)