Il mio nome è Francesco Troccoli e queste sono le mie storie

Intervista a Francesco Troccoli su Domani Forse Mai, antologia di suoi racconti fantastici curata da RiLL
di Alberto Panicucci
[pubblicato su RiLL.it nel gennaio 2013]

Il generale apprezzamento per l'intervista a Emiliano Angelini sulle sue Memorie dal Futuro, realizzata per questo sito un anno fa, ci ha spinto a inserire, nell'antologia personale curata da RiLL nel 2012, un'intervista a Francesco Troccoli. Con piacere proponiamo adesso nel nostro spazio web le nostre domande e le risposte dell'amico Francesco.

Sei il secondo autore cui RiLL dedica un’antologia personale. Che effetto ti ha fatto ricevere questa nostra proposta?

Mi ha fatto immensamente piacere, ma questo è fin troppo ovvio. In realtà non si tratta solo di questo: il primo concorso in assoluto a cui ho partecipato è stato proprio il Trofeo RiLL. Si trattava di uno dei miei primi racconti e, a giochi conclusi, mi venne detto che era un buon lavoro e che si era piazzato fra i semifinalisti. Quelle parole furono un tonico, che contribuì a farmi insistere in un percorso che era appena agli inizi.
La pubblicazione di alcuni miei racconti in una personale, e si tratta in parte di quelli su cui “mi sono fatto le ossa” alcuni anni fa, ha oggi il sapore di una quadratura del cerchio, che suggella e corona la costruzione, negli anni, di una reciproca stima fra chi ha scritto, da una parte, e chi ha letto e scelto, dall’altra.

Questo volume contiene racconti di fantascienza o “semplicemente” fantastici. Quali sono gli autori che ami di più o che ritieni influenzino maggiormente quel che scrivi?

Si tratta in effetti di racconti molto diversi fra loro. Mi è sempre piaciuto spaziare fra diverse ambientazioni dell’universo del fantastico, sia come autore che come lettore. Di conseguenza, i miei scrittori d’elezione sono molto diversi fra loro ed è stato piacevolmente inevitabile subirne fascinazioni e influenze stilistiche. Mi limito a citare Ursula K. Le Guin, Robert Heinlein, Isaac Asimov, Michael Bishop, Orson Scott Card per la fantascienza in senso stretto, Italo Calvino, Dino Buzzati, Jorge Luis Borges, Carlos Ruiz Zafon per il fantastico-surreale. Ma potrei citarne parecchi altri.
Mi rendo conto che si tratta di un elenco piuttosto eterogeneo, ma oggi mi piace ritrovare nei miei scritti il nitido ricordo di cosa stessi leggendo nel periodo in cui li realizzavo.

Sfogliando il libro, e rileggendo i racconti (scritti peraltro nell’arco di più anni), riesci a trovare un “filo rosso” che li lega e che attraversa il volume?

Direi che questi racconti sono abbastanza rappresentativi di un percorso. Alcuni, scritti meno recentemente, presentano atmosfere cupe con visioni talora pessimistiche, forse legate a momenti difficili della vita privata, mentre altri, scritti in seguito, riflettono una prospettiva più positiva e più vicina a quella che mi caratterizza oggi. Questa evoluzione del timbro narrativo riflette, credo, una trasformazione personale avvenuta nel corso di diversi anni. Il filo rosso potrebbe essere proprio la ricerca di questo timbro.

Una parte di questi racconti li hai scritti per il Trofeo RiLL, per SFIDA, o per altri concorsi. Una parte invece li hai scritti per te, o su commissione. Guardi in modo diverso gli uni dagli altri?

Non più. Oggi devo fare uno sforzo per ricordarmi com’è nata ogni singola storia, se per un concorso, per un invito a partecipare a una raccolta, o per puro estro. La diversità che oggi noto fra i vari racconti non è tanto nella loro origine, quanto per la posizione temporale che occupano nel percorso di cui parlavo prima e quindi per ciò che riflettono del mio atteggiamento emotivo e dell’uso che facevo della scrittura nel periodo della loro stesura.

Il romanzo di fantascienza che hai pubblicato quest’anno con Armando Curcio, Ferro Sette, riflette senza dubbio chi è Francesco Troccoli oggi: si percepisce da come ne parli, e da come racconti il libro al pubblico delle presentazioni. Cosa rappresentano invece le storie di questo volume, per te?

Alcuni dei racconti contenuti in questa raccolta hanno visto la luce in un periodo in cui la mia attuale visione, che continuo a definire positiva e “umanistica”, era probabilmente ancora in fieri e pertanto non poggiata sulle basi di oggi, che reputo più solide. In altri racconti, successivi, invece, pur attraverso ambientazioni ostili, drammatiche, viene descritto, almeno mi auguro, un movimento di “riuscita” dell’essere umano che ne è protagonista, una vittoria sulle difficoltà che attraversa.
In questa prospettiva Ferro Sette, essendo sostanzialmente la storia di una ribellione al fallimento precostituito e programmatico dell’essere umano, rappresenta la mia attuale visione positiva. Come giustamente osservi, il romanzo corrisponde quindi a chi è oggi Francesco Troccoli. Il che non significa, mi auguro, che sia un punto d’arrivo finale, né che, tanto per chiarire, Ferro Sette o il suo autore abbiano qualcosa a che vedere con ingenui e tediosi “buonismi”.

Un elemento ricorrente in queste storie è il tempo, con cui “giochi” in molti modi. Non a caso, anche il titolo del volume fa riferimento al tempo.

Domani Forse Mai. È un titolo azzeccato.
Dal mio punto di vista, il “domani” si riferisce per lo più ai racconti di fantascienza, il “mai” a quelli di ambientazione più surreale, e il “forse” a quelli che si collocano nell’ampia fascia nel mezzo.

Qual è il tuo rapporto col tempo?

“Odi et amo”. Incontro una notevole fatica ad accettare il passare del tempo nella mia vita e in quella delle persone cui voglio bene. I racconti che ruotano attorno a questo tema sono veri e propri tentativi di recuperare momenti perduti, correggere errori, alterare il corso di eventi infausti o riviverne di indimenticabili. I limiti della realtà, spaziali o temporali, si possono aggirare solo con la fantasia, che si tratti di arte o sogni.
D’altra parte, anche scientificamente parlando, trovo che sia un argomento affascinante, soprattutto nella misura in cui ne sappiamo ancora molto poco, il che autorizza gli autori di genere a speculare in molte maniere sull’idea che “il viaggio nel tempo prima o poi avverrà”, espressione che per la natura paradossale del concetto e delle sue verbalizzazioni equivale a “il viaggio nel tempo è già avvenuto”.

Nelle tue storie metti spesso al centro le emozioni e gli affetti dei personaggi. Non c'è solo azione, o fantasia, o ritmo, che pure sono elementi chiave nella letteratura di genere e di intrattenimento. Perché?

La mia formazione classica è stata messa in crisi, negli anni, dall’incontro con autori e studiosi impegnati in ricerche straordinarie, in cui la dimensione filosofica, scientifica, antropologica e psicologica si fondono e mirano a una concezione “umanistica” dell’esistenza. Una simile prospettiva sposta il fulcro della definizione di essere umano dalla dimensione della pura logica e dell’intelligenza razionale a quella delle emozioni e degli affetti. Azione e ritmo sono ingredienti importanti, ma la sostanza di una storia è a mio parere nella sua dimensione di umanità. Per via della grande libertà che implica, certamente la letteratura di genere facilita una simile operazione. Forse è per questo che amo leggerla e scriverla. E, se lo produci con una simile impostazione, difficilmente il fantastico non incontrerà il gradimento anche dei lettori che non lo frequentano abitualmente.

Tu scrivi soprattutto fantascienza, ma poi nelle tue storie mischi l’oggi col domani, ambienti storie nel passato, vicino e lontano… che cosa pensi della contaminazione dei generi?

A mio parere, poiché non esiste una distinzione oggettiva e netta fra i vari generi, la contaminazione è un concetto molto relativo, nel senso che ormai la maggior parte di quel che si scrive è contaminazione e, quando non lo è, la sua catalogazione in una o in un’altra categoria è funzione di giudizi soggettivi. Venendo ad esempio a questo libro, prendiamo il racconto Tempus fugit: si tratta di fantascienza? O è un racconto fantastico/surreale? La mia risposta è: entrambi. Insomma, la contaminazione è intrinseca a molta buona narrativa e non può che produrre risultati sempre nuovi.
Strano davvero, semmai, che per indicare un fenomeno culturalmente così importante e proficuo si prenda in prestito un termine che in Medicina indica eventi tutt’altro che positivi…

In questi anni ti ho visto in azione come scrittore, come lettore di testi, come presentatore del tuo romanzo. Inoltre, tu hai visto i tuoi racconti portati in scena a teatro, conosci molti scrittori e hai amici attivi in altri ambiti artistici (pittura, scultura..). Infine, Ferro Sette, il tuo libro, è, oltre che una bella storia di fantascienza, una riflessione sul valore delle arti, del “bello”, di tutto quel che sfugge a una visione meramente economicistica delle cose. Quindi, in chiusura, vorrei chiederti come vedi l'arte, qual è la tua opinione sull’arte.

L’arte rappresenta una delle massime espressioni dell’essere umano. Basti pensare che secondo molti studiosi i primi segni che testimoniano l’inizio della specie homo sapiens non sono le attività produttive legate alla sopravvivenza, come la caccia o l’agricoltura, bensì le prime pitture rupestri del paleolitico. È molto probabile, secondo queste teorie, che l’uomo abbia iniziato a dipingere assai prima che a parlare. In altre parole, ciò che ci rende umani non è ciò che facciamo per soddisfare i nostri bisogni (questo lo fanno anche gli animali), ma sono invece le mille cose “inutili”, che ci consentono di realizzare le nostre esigenze, che si collocano su un piano molto più immateriale. Si tratta anche delle attività creative, variamente ascrivibili all’ampia categoria dell’arte. Fra queste, oggi, ritengo sia compreso anche il desiderio di inventare storie.


Domani Forse Mai
Racconti fantastici di Francesco Troccoli
Wild Boar Edizioni
112 pagine, euro 9 (spese postali incluse)
Illustrazione di copertina: Valeria De Caterini

Nella foto: Francesco Troccoli alla Libreria Mondadori Faggiani di Roma, nel corso della presentazione di "Domani Forse Mai"
(foto di Federica Casalin)

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