Quel costante senso di perdita che…

Intervista a Emiliano Angelini su Memorie dal Futuro, antologia di suoi racconti curata da RiLL
di Alberto Panicucci
[pubblicato su RiLL.it nel gennaio 2012]

Noi RiLLini abbiamo conosciuto Emiliano Angelini nel 2001, quando col breve e fulminante “Bogey” si impose al VII Trofeo RiLL. Da allora sono passati dieci anni, e siamo restati in contatto con lui perché molti altri suoi racconti sono giunti in finale al concorso, oppure sono stati selezionati come vincitori nell’ambito di SFIDA.

È stato abbastanza naturale, quindi, pensare di dedicare proprio a Emiliano la prima antologia personale curata da RiLL… ed ecco quindi Memorie dal Futuro (ed. Wild Boar), presentata al pubblico degli appassionati a Lucca Comics & Games 2011.

A poco più di due mesi dall’uscita del volume, possiamo già tracciare un bilancio positivo di questa (per noi) nuova esperienza. Sia per il piacere di vedere raccolti insieme tanti testi che abbiamo letto e apprezzato negli anni (da “Memorie della Sabbia” a “Liberaci dal Male”, da “L’ultimo giorno buono dell’anno” a “L’immagine riflessa”), oltre che alcuni lavori ancora inediti, sia per il sostanziale gradimento che l’antologia ha riscosso. Un gradimento tale che il libro è ormai quasi esaurito

Quale momento migliore, quindi, per una chiacchierata con l’amico Emiliano?
Le sue Memorie dal Futuro

Emiliano, tu sei il primo autore cui RiLL ha dedicato un’antologia personale. Che effetto ti ha fatto ricevere la nostra proposta?

Entusiasmante! Del resto, veder pubblicato un proprio libro è un sogno che diviene realtà per chi, come me, si diletta nello scrivere. In più, il fatto di sapere di aver avuto la precedenza su scrittori che partecipano abitualmente al Trofeo RiLL, e che giudico abilissimi narratori, mi dà una soddisfazione ancora più grande.

Memorie dal Futuro contiene dodici racconti di fantascienza. Quali sono gli autori che più ami e che pensi influenzino di più quel che scrivi?

La scoperta di Ray Bradbury è stata la scintilla che ha acceso in me la voglia di raccontare. La prima volta che lo lessi, infatti, ne rimasi talmente affascinato che pensai: vorrei essere capace di scrivere qualcosa che abbia questa intensità, questa capacità di emozionare il lettore.
Altri autori che amo e che non potrei non citare sono Brown, Borges e, soprattutto, Buzzati, un autore imprescindibile nel panorama della letteratura fantastica italiana. In termini di influenza, comunque, ritengo che l’impatto maggiore su di me lo abbia un certo P. K. Dick, un folle visionario e un genio senza pari.

I tuoi racconti sono pieni di riferimenti e citazioni musicali. Che rapporto hai con la musica?

Per usare un termine tecnico: non ne capisco un tubo!
Eppure, per me è fondamentale avere un pezzo di riferimento ogni volta che scrivo un racconto. Ci sono delle canzoni che danno il ritmo alle mie storie, tanto che ai miei amici consiglio di leggerle con quel brano in sottofondo. In alcuni casi, addirittura, il titolo di una canzone o di un album mi sono stati di ispirazione per il racconto, come per esempio “The last good day of the year” dei Cousteau o il disco “Things we lost in the fire” dei Low (non a caso sia “L’ultimo giorno buono dell’anno” che “Le cose che perdemmo nel fuoco” sono due dei racconti presenti nell’antologia, NdP).
Un certo tipo di musica mi trasmette le giuste emozioni e, per questo, ringrazio sempre il mio amico Mauro, il mio “spacciatore” di musica: lui sì che ne capisce!

Nei tuoi racconti ci sono dei precisi elementi ricorrenti: la memoria, l’assenza, la catastrofe, l’amore, la capacità di vedere e sentire oltre… sono delle tue “ossessioni” personali?

Sì, probabilmente sono le mie personali ossessioni.
Oppure è semplicemente il mio modo di “sentire” la vita: la memoria e il ricordo, per non dimenticare mai da dove provengo e chi sono; l’assenza, quasi un elemento concreto, qualcosa di tangibile che tutte le persone che si sono sentite troppo spesso sole ben conoscono, ma anche un’esperienza che, presto o tardi, ognuno si troverà a vivere; la catastrofe, non però come semplice idea di distruzione, bensì per il concetto che da essa si dovrà partire per una rinascita, per la creazione di un mondo nuovo e, si spera, migliore; l’amore, mai vissuto a pieno… per l’incapacità di ognuno di noi d’identificarsi completamente nell’altro, perché ciò vorrebbe dire, in fondo, annullarsi: noi siamo in grado di amare, sì, ma non riusciremo mai a farlo come desideriamo. Quanto alla capacità di sentire “oltre”, altro non è che l’estremizzazione della nostra condizione, della differenza di sensibilità che caratterizza le persone: alcuni di noi riescono a vedere e sentire più di altri, pur non avendo super-poteri.
Sono le mie ossessioni e le vivo tutti i giorni sulla mia pelle. È forse per questo che ne scrivo.

Sfogliando il libro, e rileggendo i racconti (scritti peraltro nell’arco di tanti anni), riesci a trovare un “filo rosso” che li lega e che attraversa il volume?

Direi la malinconia. Una costante sensazione di perdita, la continua percezione del tempo che trascorre e lascia segni pesanti sui miei personaggi. Questo è un tema che credo attraversi tutte le mie storie.

Una parte dei racconti di Memorie dal Futuro li hai scritti apposta per il Trofeo RiLL o per SFIDA. Altri invece li hai scritti e basta, per te (diciamo così). Guardi in modo diverso gli uni e gli altri?

No, li guardo tutti nello stesso modo. Anche se, ovviamente, ne considero alcuni più riusciti di altri. Ma questa valutazione prescinde dallo stimolo che mi ha spinto a scriverli.
L’unica differenza sta forse in alcuni particolari all’interno dei racconti scritti per SFIDA: lì, dovendo per forza inserire alcuni elementi, ho scritto dei passaggi che oggi modificherei (mi viene in mente la penna d’oca in “Memorie della sabbia”, scritto per SFIDA 2008…).

Con “Le cose che perdemmo nel fuoco”, una storia di proto-fantascienza, di ambientazione ottocentesca, con echi di Poe e H. G. Wells, sei stato il vincitore assoluto di SFIDA 2011.
In primis, come ti è parsa SFIDA 2011? E come sei arrivato a concepire questa storia a metà fra il gotico e la fantascienza?

L’edizione di SFIDA di quest’anno era davvero impegnativa. L’inserimento di un personaggio reale come il pittore divisionista Segantini l’ha resa estremamente interessante.
Da subito mi sono chiesto quando ambientare il mio racconto ma, se volevo che Segantini prendesse parte alla storia, non avevo scelta: dovevo rischiare e ricostruire una “scenografia” di fine ’800, aiutandomi con i ricordi delle letture di Poe e Lovecraft. L’unione di questo fattore con uno degli altri elementi proposti, “la casa delle bambole”, ha ispirato il mio primo racconto steampunk. Poi, mentre annaspavo in cerca del ritmo da dare al racconto, per riallacciarmi alla domanda sulla musica, è arrivata la splendida “Sunflower” dei Low. Perfetta!

Memorie dal Futuro è il titolo che noi RiLLini abbiamo scelto per l'antologia. Tu cosa vorresti ricordare del futuro che ti aspetta?

In realtà vorrei ricordare tutto, sia le cose belle che quelle brutte.
Amo viaggiare e quindi mi viene in mente l'esempio forse un po' scontato di un album fotografico. Vorrei che fosse grande, pieno di immagini, carico di luoghi e di persone. Sfogliandolo, mi piacerebbe poter dire: "Questo l'ho fatto" o "Qui ci sono stato".
Insomma, vorrei una memoria colma. Vorrei avere più ricordi che rimpianti.

Memorie dal Futuro non è solo un’antologia personale. È anche familiare… nel senso che tutti gli elementi creativi del volume sono opera della famiglia Angelini. Tu ci hai messo i racconti, tuo padre Eldo la copertina. Un’idea tua, che noi abbiamo fatto nostra con piacere…

Mio padre, soprattutto tra gli anni ’70 e ’80, ha realizzato dei dipinti straordinari: si tratta di paesaggi surreali, immagini senza tempo di lande desolate e futuribili, perfetti per un abbinamento con racconti di fantascienza. Da tempo quindi accarezzavo l’idea di utilizzare un suo quadro come copertina per un libro.
E con Memorie dal Futuro l’ho fatto senza dirgli niente, per creare un effetto sorpresa che fosse memorabile. Ma la vita ha sorpreso noi e, mentre io mostravo a mio padre la sua copertina sul mio libro, lui è scoppiato in lacrime: un’ora prima, e io non lo sapevo, lo avevano chiamato per annunciargli la morte del fratello.
....Vi ho già parlato di quel costante senso di perdita che avverto?

Memorie dal Futuro
I migliori racconti di Emiliano Angelini
Wild Boar Edizioni
112 pagine, euro 9
Illustrazione di copertina: Eldo Angelini, “Vedi figlio mio”
Il volume è acquistabile tramite RiLL (al prezzo speciale di 9 euro, spese di spedizione incluse)