Ora ti svelo qualche segreto...

Intervista a Luca Giuliano, sul suo gioco On Stage!
di Francesco Ruffino
[pubblicato sullo speciale RiLLico Questa sera si recita a soggetto nel novembre 2006]

Il 13 dicembre 1994 ho avuto il piacere di intervistare Luca Giuliano, l’autore di On Stage! - il gioco dell'attore.

Riascoltando la registrazione del nostro dialogo mi sono reso conto che buona parte di quanto detto in quella chiacchierata è, purtroppo, anacronistico. Luca Giuliano mi parlò del "futuro" del suo ultimo gioco, ma quel futuro è (ormai) già presente o, addirittura, passato.
Qualcosa è rimasto, comunque, di quel pomeriggio piovoso nella sede -oggi chiusa- dell'Associazione Culturale Villa Carpegna (in quei giorni sede della convention GiocaRoma), qualcosa che forse vi stupirà...

Cominciamo subito con una domanda diretta: che cos’è On Stage!?

On Stage! è un gioco sul teatro ed è nato essenzialmente attorno alla tragedia di Amleto. I giocatori- attori sono al centro della struttura drammatica a cui stanno dando vita, sono i protagonisti assoluti di quello che dovrà accadere. Il Regista interviene solo organizzativamente.

Nelle mie idee On Stage! (d’ora in poi OS!, NdF) doveva essere il vero gioco di ruolo infinito: ripetere, nella struttura di Amleto, infinite volte lo stesso dramma ed ogni volta ottenere un risultato diverso. E infatti è così!
Poi però è diventato un gioco sul teatro. Io ed i tester ci siamo resi conto che OS! stava diventando un sistema di gioco universale sul Conflitto e sull’Intrigo, cosa che manca negli altri giochi di ruolo, pur essendo un elemento importante nella Drammatizzazione: in genere è il Master che impersona il conflitto, ma non lo può mai fare fino in fondo perché interpreta i cattivi tipici dell’avventura popolare, quelli che fanno grandi progetti che sappiamo già essere destinati a fallire, e che quindi sono, in una parola, prevedibili.
In OS! invece i cattivi possono vincere. Sono più ambigui, anche perché è il giocatore che dà loro ricchezza, sono semplicemente, come nella realtà, una delle tante sfaccettature della vita, dove nessuno è mai completamente buono o malvagio.

OS! è anche un gioco di improvvisazione. Tutto quello che è il dramma che andrà costruendosi è totalmente improvvisato: si parte solo dal carattere, dagli archetipi che hanno i personaggi e da alcuni vincoli narrativi (per esempio: Ofelia ama Amleto, Orazio è il fratello di Ofelia, etc.). Mi piace paragonare il concatenamento delle scene ed il dramma a cui danno vita i giocatori ad un tappetino elastico: ognuno cerca di tirarlo dalla sua parte e quindi non ha mai una forma perfetta.

Questo è l’altro aspetto del gioco che spesso sconvolge il giocatore tradizionale: la struttura drammatica a cui si da vita non è completamente coerente e non può esserlo perché nessuno l'ha scritta per noi. Ma se i giocatori hanno voglia di giocare, ci pensano loro stessi a dare coerenza al racconto.

Nel gioco non ci sono, però, le battute tipiche del teatro, ma solo la struttura narrativa. I giocatori che giocano meglio ad OS! sono quelli che costruiscono la narrazione inventando gli eventi, le azioni. I giocatori che parlano troppo, finiscono col non produrre nulla all’interno della meccanica del gioco.
Per questo, per evitare che la conversazione si avvolga su se stessa, nel gioco c'è la regola che impedisce che una scena duri più di 10 minuti.

Anche nei "classici" giochi di ruolo l’interpretazione svolgeva un ruolo fondamentale...

E’ vero, ma avevi anche dei passaggi obbligati, degli "snodi narrativi", dove dovevi passare se volevi che la storia andasse avanti. In OS! sono i giocatori che fanno la storia, e la storia nasce dal rapporto esistente fra gli archetipi: il Malvagio e la Vittima, il Subdolo e l'Ingenua, e così via. OS! è divertente se ognuno porta avanti il suo obbiettivo con determinazione.

Sicuramente è un modo di giocare maturo, ma non è difficile. Forse è difficile giocarlo bene, cosa che riesce soprattutto a coloro che hanno già esperienza di gioco e masterizzazione.

Ma se i giocatori costruiscono la storia, cosa resta al Regista?

Il Regista ha un ruolo molto più importante di quanto può sembrare. Deve, nella cornice del dramma, reinterpretare continuamente le regole. In teoria si può giocare anche senza, ma probabilmente si litigherebbe tutta la sera o comunque si perderebbe molto tempo in discussioni.

"Amber", il gioco di ruolo senza dadi, si avvicina molto a questa idea di gioco...

Infatti è proprio così che è nato OS!
Era lì, nella mia mente, da un po' di tempo, ma non avevo dato una forma effettiva al gioco fino a quando non ho giocato ad Amber. Lo ripeterò sempre: Dungeons & Dragons ha inventato il gioco di ruolo, Amber lo ha rivoluzionato in maniera definitiva facendo entrare nel gioco l’intrigo.

Giocando ad Amber e vedendo cosa possono fare i giocatori quando sono liberi veramente di creare una storia, regolati da un arbitro, mi si è aperto un mondo. Volevo fare qualche cosa che permettesse di giocare con questa libertà, con questi elementi, senza essere così impegnativo.

Amber, secondo me, è un po' lo zen del gioco di ruolo. E' fatto per giocatori molto particolari che sono disposti ad impegnarsi in campagne molto lunghe. Inoltre richiede la conoscenza del mondo narrativo di Roger Zelazny, cioè la lettura almeno dei primi romanzi del ciclo di Ambra.

Forse è la prima volta che lo dico pubblicamente: in realtà cercavo qualcosa che somigliasse molto ad Amber, ecco perché ho preso Amleto. In Amleto c'è il castello, c'è una famiglia, ci sono tutti gli elementi dei romanzi di Zelazny.

Ora ti svelo qualche cosa che ho tenuto segreto: la prima versione di OS! si chiamava "L’Adombramento di Amleto" perché volevo che i giocatori potessero utilizzare altri frammenti del mondo di Shakespeare facendoli interagire con Amleto. E' un po' come le Ombre di Amber trasferito nel mondo di Shakespeare!

Zelazny stesso ha giocato molto con Shakespeare: la foresta si chiama la foresta di Arden e Mary Arden è il nome della madre di Shakespeare. Non è un caso che Zelazny sia stato lettore di Letteratura Inglese in una Università americana.

OS! è meno impegnativo di Amber anche perché Shakespare è molto popolare. Tutti conoscono le sue opere quel tanto che basta per giocare. In questo senso credo che sia un passo avanti, rispetto ad Amber, anche perché ha un meccanismo più generalizzabile, cioè utilizzabile in contesti anche non shakespeariani (e le tante espansioni che sono uscite ne sono prova, NdF).

Mi sembra che tu abbia saputo concretizzare un’esigenza che già era nell’aria.

Sono d’accordo. Penso a giochi come Ars Magica, Vampiri - la Masquerade e agli altri giochi della serie storytelling. Inoltre devo riconoscere che sono stato molto influenzato anche dall’inserto sul Gioco Libero di Piermaria Maraziti apparso sul numero 1 di Fuori dal Tempo (la fanzine della Gilda Anacronisti, NdP).

Tutto questo mi ricorda quando, alla presentazione di Amber che si tenne presso La Maggiolina (e che Luca Giuliano stesso documentò su un vecchio numero, il 4, di RiLL, NdF) ci chiedevi, e ci chiedevamo: "ma allora è ancora un gioco...?"

Ci troviamo di fronte al gioco di ruolo che, finalmente, riflette in maniera profonda su sè stesso e si allontana sempre di più dal game diventando sempre di più roleplaying, sempre di più qualcosa di simile all’attività artistica.

Tutti quelli che ruotano attorno al gioco di ruolo sono delle persone che hanno una grande attrattiva per la narrazione, che esprimono, invece che con il romanzo o con il racconto, con il gioco di ruolo.
Perché non riconoscerlo? Abbiamo bisogno di trovarci seduti intorno ad un tavolo a raccontarci delle storie. Ci siamo resi conto che la simulazione è diventata un peso, quello che vogliamo è una macchina che ci consenta di raccontare delle storie.

Tornando al gioco vero e proprio, non pensi che una stessa sceneggiatura diventi noiosa dopo averla giocata più volte?

Io ho giocato tantissime volte con la sceneggiatura inclusa nel regolamento base ed è stato sempre diverso.
Inoltre ci sono un’infinità di sceneggiature possibili.

Scrivere una sceneggiatura partendo da zero, però, richiede molto tempo.

Assolutamente no. OS! non è un regolamento, ma un metodo: una volta che te ne sei impadronito scrivere sceneggiature è facilissimo. In ogni opera teatrale ci sono già i personaggi e l’intrigo, sviluppare il resto è questione di poco.

Non è altrettanto banale, ovviamente, realizzare ambientazioni come On Stage! Epico, che è un qualcosa di rivoluzionario: gli Autori sono riusciti ad entrare nel vero mondo della Tavola Rotonda, non solo nello scenario. Per la prima volta sarà possibile giocare con Merlino, Artù e tutti gli altri cavalieri.
In altri giochi, il più famoso dei quali è Pendragon, questo non è possibile perché non si riesce a mettere in gioco l’intrigo: com’è possibile che i Cavalieri della Tavola Rotonda costituiscano un gruppo?

Le carte hanno una grande importanza nella meccanica del gioco?

Sì, perché sono l’unica cosa non determinata, pur non essendo casuale come un lancio di dado. Ogni giocatore ha delle risorse, che deve gestire. Ma oltre a creare un piccolo "corto circuito" nella struttura narrativa, sono anche delle vere e proprie battute, che devono essere dette ad alta voce, cosa che i giocatori alle prime armi non sempre capiscono. Proprio per questo si chiamano Frasi Fatte!

La prima volta che mi hai parlato di questo tuo progetto è stato a Gradara, molti anni fa, nel corso del Festival Italiano dei Giochi. Allora, però, non pensavi ad una pubblicazione: avevi intenzione di farlo diffondere "a tam- tam", in modo underground, fra i giocatori che lo avevano precedentemente provato con te.

Avevo paura che non fosse un prodotto destinato al grande pubblico. La pubblicazione è stata, senza dubbio, una proposta molto coraggiosa da parte della DaS Production, ma devo dire che loro avevano ragione. Evidentemente, come abbiamo detto prima, esisteva già una "tensione" sentita da moltissime persone.

Come ti hanno convinto?

Mi ha convinto l’entusiasmo dei tester e dei produttori.
Ora sono molto contento che OS! abbia avuto una grande diffusione e che sia stato realizzato in maniera professionale.

Cosa pensi di fare ora?

Mi dedicherò molto ad OS!: voglio esplorare tutte le possibilità che mi ha messo di fronte, in particolare la versione Live, con la quale ci avvicineremo sempre di più al teatro, anche se in maniera ludica, come al solito!

Inoltre vorrei cercare di rendere il personaggio meno effimero: anche se OS! ti consente di esplorare archetipi diversi, è bello avere qualcosa che ti rimane alla fine della serata. Penso che troverò una soluzione anche per questo.

 

Nota Bene: "On Stage! Epico", l’ambientazione cui Luca Giuliano accenna nell’intervista, è stata pubblicata in versione completa (come supplemento ufficiale) dalla Das Production, nel marzo 1998.